BAG IN BOX NON VUOL DIRE VINO SCADENTE
La proposta di consentire il BIB sulla DOC Montepulciano d’Abruzzo solleva discussioni. Spieghiamo la nostra posizione favorevole.
Prossimamente il Comitato Nazionale Vini discuterà una proposta di modifica del disciplinare di produzione del Montepulciano d’Abruzzo DOC che contempla la possibilità di confezionare il vino in bag-in-box. Non mancano voci contrarie. A questo proposito vogliamo esprimere un sentimento di sincero rispetto per chi, in buona fede, si oppone a questa proposta nel nome della difesa dell’immagine del prodotto: ne condividiamo le motivazioni ideali, ma non le conclusioni che ne trae, e vogliamo spiegarne i motivi.
Cos’è il BIB?
Il bag-in-box (letteralmente borsa in scatola) abbreviato BIB, è una sacca in plastica alimentare dilatabile ed elastica, provvista di un rubinetto di spillatura. La sacca (bag) è inserita in un contenitore rigido in cartone (box). Il BIB consente di spillare il vino poco per volta; la sacca si restringe senza che si creino bolle d’aria quindi il vino si conserva bene per alcuni giorni anche dopo l’apertura della confezione, fatto che costituisce il principale (ma non l’unico) vantaggio di questo contenitore. Esistono BIB di vari formati, da 1,5 a 10 litri. In Italia il formato più usato è il 5 litri, nel Nord Europa, dove è molto popolare, il 3 litri.
Italia, Europa, mondo…
In Italia vi è un discreto smercio di vini in BIB, soprattutto presso i punti vendita delle cantine, tuttavia l’aspettativa, o il desiderio, di molte cantine di fare del “BIB” il contenitore ottimale per vini di scarse pretese è stato sostanzialmente frustrato. Questo contenitore non ha incontrato il favore che forse ci si aspettava nella grande distribuzione e non ha soppiantato, nelle cantine, la vendita del vino sfuso, se non in parte. Se consideriamo la praticità del contenitore possiamo quindi parlare di un parziale insuccesso, ed i motivi possono essere vari: la sua natura “non tradizionale” in un mercato piuttosto legato alla tradizione; la riduzione dei consumi pro-capite e la scomparsa dei nuclei familiari di grandi dimensioni; il costo della confezione, che, se pure abbastanza modesto, ha una certa incidenza se rapportata ad un vino economico, tanto che chi vuole spendere poco continua a preferire la damigiana o la dama da 5 litri di vetro riutilizzabile oppure il tetrabrik. E qui c’è il primo argomento a favore del BIB: o si vieta di vendere il Montepulciano d’Abruzzo nel “boccione” da 5 litri che è la classica confezione da “primo prezzo” oppure l’obiezione sulla perdita di immagine cade.
Successo in Scandinavia
In molti paesi del mondo, e particolarmente nel Nord Europa, il BIB è molto popolare, il formato più diffuso è il 3 litri e si trovano, oltre a vini economici, anche vini di alta qualità, con “packaging” molto eleganti ed elaborati e a prezzi anche superiori a 10 euro al litro. La Francia da anni confeziona in BIB molti vini AOC regionali (ad esempio “Bourgogne Pinot noir”) e persino alcuni “chateau”; dall’anno scorso anche il disciplinare della DOC “Piemonte” ha autorizzato il BIB proprio sulla base delle richieste dei mercati scandinavi. Il Montepulciano d’Abruzzo è, per l’appunto, una DOC regionale, che non ha un sistema di “cru” o sottozone (a parte il caso Colline Teramane DOCG), ha però la tipologia “riserva” che costituisce il vertice della piramide della qualità e quindi continuerebbe ad andare solo in bottiglia, realizzando quella “segmentazione” del mercato che è necessaria per soddisfare anche i palati più esigenti. Salvo poi trovare Montepulciano Riserva a meno di 3 euro su scaffale, e allora questa segmentazione va a farsi benedire… dimostrando che i problemi di immagine ci sono, ma non stanno nei bag in box.
I motivi per cui i paesi scandinavi amano il bag-in-box sono diversi. “Per capire certe abitudini di consumo bisogna esserci stati, in quei paesi – spiega Felice Di Biase, responsabile commerciale della Cantina Frentana –: la gente passa le serate in famiglia o in spazi condominiali, soprattutto d’inverno, date le condizioni estreme del clima che certo non invitano ad uscire, per cui solo la gente molto giovane lo fa: gli altri al massimo si recano in visita ad altre famiglie, per lo più vicine. Si fanno giochi di società, si mangiano dolci, si beve spesso vino, che in molti casi ha sostituito i superalcolici di un tempo. Anche le persone che apprezzano i vini di qualità spesso scelgono il bag-in-box per queste serate. Oltre al risparmio economico gioca in favore del BIB il sentimento ecologista che è fortemente radicato in quelle popolazioni: per produrre, e per trasportare, i BIB si consuma meno energia che con il vetro e i materiali sono leggeri e interamente riciclabili, visto che il cartone e la plastica sono separati, cosa che non succede con il brik. In conclusione penso che il bag-in-box sia un’opportunità in più per i nostri vini, perderla sarebbe stupido. L’immagine alta o bassa del prodotto non dipende dal contenitore, ma dal contenuto. E’ su quello che noi, le istituzioni, il Consorzio di Tutela dobbiamo vigilare”.

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